Super Bowl Halftime Show: perché lo spettacolo di Bad Bunny è qualcosa di storico

Questa notte, al Levi’s Stadium di Santa Clara, California, è andato in scena il consueto show di “metà tempo” della finale sportiva più seguita negli States.

Lo spettacolo ha visto Bad Bunny come headliner, rapper portoricano fresco vincitore del Grammy per il “Best Album of the Year” con il suo “Debì tirar mas fotos”. Ma non sono mancate le eccezionali presenze di altri artisti di fama mondiale come Lady Gaga, che si è esibita nella salsa version di “Die With a Smile” e Ricky Martin con “Lo que le pasò a Hawaii” che si sono esibiti all’interno dello spettacolo di Bad Bunny. E senza dimenticare altre grandi personalità come Pedro Pascal, Cardi-B, Jessica Alba, e altri che non sono sfuggiti agli occhi dei più attenti.
Oltre alla qualità dello show, che si è trasformato in una coinvolgente festa a ritmo di reggeaton e sonorità latineggianti, Bad Bunny ha celebrato le sue radici portoricane, con uno spettacolo quasi interamente in lingua spagnola, con un messaggio forte e che è arrivato anche alle orecchie dei più potenti: “L’America non è solo Stati Uniti”, e lo ha sottolineato con il suo elenco di “Dio benedica l’America”, iniziando ad elencare tutti gli stati che ne fanno parte, a partire da tutti quelli dell’America Latina e chiudendo con la sua amata Porto Rico.
La scenografia, i performer e i figuranti presenti, sono tutti un richiamo a quell’America della gente, dei migranti, della tradizione, dei ghettizzati. Con questo forte simbolismo, il rapper ha voluto mandare un chiaro messaggio di inclusione contro le politiche anti-immigrazione, che hanno colpito principalmente le minoranze ispaniche presenti sul territorio USA. E quel motto proiettato sul LED Wall principale dello stadio “The Only Thing More Powerful Than Hate is Love.” (l’unica cosa più potente dell’odio è l’amore), riecheggia ancora fortissimo.

Matteo D’anna

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