È da ora disponibile su tutte le piattaforme digitali “TERRE RARE”, il nuovo album di inediti dei Subsonica, fuori per Epic Records/Sony Music Italy. “Straniero” è il terzo singolo estratto che vede la partecipazione della giovane cantante di origine palestinese TÄRA e accompagnato dal videoclip visibile a questo link.
Per celebrare il trentennale di carriera della band CIELI SU TORINO 96-26 vede in programma quattro concerti speciali il 31 marzo, l’1, 3 e 4 aprile 2026 alle OGR Torino, official partner dell’evento – già sold out – affiancati da un palinsesto di eventi in città dal 31 marzo al 12 aprile: mostre, spettacoli, dj set e percorsi sonori dedicati ai Subsonica.
A seguire, la band sarà protagonista nei principali festival estivi con il tour “TERRE RARE 96-26” in partenza il 26 giugno. I biglietti sono già disponibili su www.livenation.it, in tutti i punti vendita autorizzati e su Ticketmaster, TicketOne e Vivaticket.
L’ALBUM: “TERRE RARE”
“Terre Rare” è l’undicesimo disco dei Subsonica.
È l’album del viaggio, dell’apertura sonora verso nuove geografie reali e immaginarie. È anche un viaggio nel tempo ma soprattutto nel tempo presente, con le sue ferite e i suoi sogni, tra le sue ombre più profonde e i suoi spiragli di umanità. Le Terre Rare esplorate dai Subsonica sono piene di suoni nuovi, più organici rispetto al passato e di strumenti raccolti durante un viaggio, compiuto dalla band, sull’altra sponda del Mediterraneo.
In questo viaggio lungo trent’anni – che in “Terre Rare”trova una nuova tappa – i Subsonica non sono solo musicisti ma esploratori, ricercatori e archivisti del mondo. Hanno attraversato territori esotici e familiari, metropoli e periferie, deserti reali e mentali. Hanno preso appunti, suonato strumenti dimenticati, registrato frammenti sonori e melodie mai ascoltate prima. Tempo, stratificazioni, incontri. Una ricerca udibile nel sound del disco che diventa visibile nell’impianto grafico che lo accompagna.
Dopo dieci album e trent’anni di vita, “Terre Rare”rappresenta inevitabilmente anche un passaggio di età, qui simboleggiato dalla Croce Tuareg usata come base grafica per creare una nuova stella, da sempre presente in varie progressive declinazioni del segno grafico dei Subsonica. La Croce Tuareg (o Croce di Agadez) è un antico talismano che rappresenta libertà, protezione e identità tribale, con le quattro punte che simboleggiano i punti cardinali, il deserto e l’orientamento, ed è donato come amuleto nel passaggio all’età adulta.
“Terre Rare” è un “long playing”, un disco che si prende i suoi tempi, che non rincorre la hit ma che lascia affiorare e intravedere le canzoni attraverso un tessuto sonoro ricamato con l’intenzione di essere riconoscibile e al tempo stesso imprevedibile, come ogni viaggio avventuroso che si rispetti. Non è solo un album, ma un archivio. Un atlante sonoro e visivo, una collezione di materiali rari, rarissimi, irripetibili.
Dodici brani compongono la tracklist di “Terre Rare”. “STRANIERO” è il terzo singolo in uscita con l’album, accompagnato da un videoclip di Ivan Cazzola.
Il più arido tra i deserti contemporanei è quello che assume forme e confini della disumanità. Disumanizzare l’altro, bollarlo come straniero, negargli la legittimità di una terra, classificarlo come minaccia, evocare per lui un castigo divino ed elevarsi a strumenti di una volontà superiore sono precondizioni e convinzioni attualmente in uso per giustificare i quotidiani massacri ai quali incominciamo ad assuefarci. Il brano ribalta le prospettive e ricorda che ognuno di noi è “straniero” a seconda del lato del mondo o della sorte o del mirino nel quale si ritrova. La presenza della voce – araba e italiana – della giovane cantante di origine palestinese TÄRA diventa un simbolo della voglia di ricucire le terribili lacerazioni di questi anni, di riavvicinare le distanze, di riaffermare umanità attraverso la musica.
Marino Capitanio, designer e multimedia artist italiano che si muove tra design, animazione e direzione creativa, è il curatore del progetto visivo dell’album, che prende ispirazione da Treasures from the Wreck di Damien Hirst: l’idea di una collezione impossibile, di reperti ritrovati, di oggetti che oscillano tra verità e mito, tra documento e narrazione. Artefatti che non chiedono di essere spiegati, ma interpretati. L’universo visivo dell’album si presenta come una raccolta di artefatti: pagine fitte di appunti, mappe, schemi, fotografie, segni, annotazioni. Un linguaggio che richiama taccuini di esploratori e archivi scientifici.
