Mahmood e il nuovo singolo “Dorado”. Mi sento Bugs Bunny»

«Questo ultimo anno l’ho vissuto come Bugs Bunny, uno che si ritrova nelle situazioni più assurde e impossibili, ma rimane sempre se stesso, sempre nudo, sempre con la sua immancabile carota». Mahmood si sente così, «con la solita faccia da babbo in mezzo a situazioni patinate», la vita vissuta come un cartone animato, scisso tra l’immagine del cantante di successo e il ragazzo cresciuto a Gratoshollywood, periferia poco glamour di Milano.

Prodotto da Drd, (Dardust -Dario Faini) Dorado è un featuring con Sfera Ebbasta e il colombiano Feid. La contaminazione latina non rischia di omologare (anche) la sua musica? «Questa non vuole essere una hit estiva. La musica sudamericana e latina si sta espandendo tantissimo in questi anni, ma non mi sento di catalogare il mio brano in quel tipo di linguaggio, perché è un brano ricco di sfumature, di influenze arabe. Mio padre mi faceva ascoltare musica araba, mia madre il cantautorato italiano, da qui nasce il mio moroccan pop. Mi piace non fossilizzarmi in un genere ma mettere il mio stile in generi diversi: credo sia questa la chiave di un artista, allargare il proprio stile fuori dalla cerchia delle proprie conoscenze musicali. Lo sforzo è dare qualcosa di nuovo all’interno di certi canoni».

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